Fernand Braudel Center, Binghamton University
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173, 15 novembre 2005
Gli Stati Uniti contro l’America Latina
Il grave
rifiuto ricevuto dalla diplomazia di Bush al Vertice delle Americhe a Mar del
Plata, Argentina, il 4-5 novembre, è stato in un certo senso il culmine di
quasi due secoli di difficili rapporti fra gli Stati Uniti e il resto delle
“Americhe”. Non è venuto dal nulla, e non è affatto la fine della storia che,
dal punto di vista degli USA, sta andando decisamente a rotoli.
Gli Stati
Uniti proclamarono che le Americhe erano la sua riserva privata già nel 1823
nella dottrina di Monroe. In base a questa, gli Stati Uniti salutavano
l’indipendenza dalla Spagna delle sue molte ex-colonie, e dicevano alle potenze
europee di non cercare di immischiarsi ulteriormente nelle Americhe. Naturalmente,
un riconoscimento del genere non fu esteso a Haiti, uno stato dominato da non
da coloni bianchi ma da ex-schiavi neri e meticci liberi. Gli Stati Uniti
rifiutarono di riconoscere Haiti fino al 1862 (quando la secessione dei suoi
stati schiavisti fece calare un po’ la pressione sul governo USA). Certo, gli
Stati Uniti non avevano mano interamente libera in America Latina. Durante il
diciannovesimo secolo la Gran Bretagna vi fu ancora la forza economica (e
politica) dominante.
Però,
lentamente, gli Stati Uniti affermarono il loro predominio in Messico (dopo
vari scontri militari), nei Caraibi (specialmente dopo la guerra
ispano-americana), e alla fine anche in Sudamerica. All’inizio del ventesimo
secolo, gli Stati Uniti si sentirono liberi di strappare Panama alla Colombia
(per costruire il loro Canale) e di inviare i marines ad affermare il loro
ordine (e difendere i loro interessi aziendali) in vari stati centroamericani e
caraibici presumibilmente sovrani.
La politica
del “grosso bastone” di aperta intrusione imperiale fu fondamentalmente l’unica
politica degli USA fino al 1933, quando Franklin Roosevelt proclamò al suo
posto la politica di “buon vicinato”, applicandola fra altri luoghi a Cuba, al
Messico e a Portorico. In seguito il grosso bastone non fu completamente
abbandonato (l’invasione di Cuba alla Baia dei Porci sotto Kennedy, i marines
inviati nella Repubblica Dominicana
sotto Johnson, l’invasione di Grenada sotto Reagan, e l’invasione di Panama sotto
George H.W. Bush). Né ci si dovrebbe dimenticare di includere le innumerevoli
volte che gli USA appoggiarono di nascosto colpi di stato militari (in
particolare in Guatemala, Brasile, Cile, e – senza successo – nel 2002 in
Venezuela). Ma il grosso bastone si è alternato con una diplomazia più gentile.
Ed era questa diplomazia più gentile che George W. Bush stava cercando di usare
nella sua goffa maniera a Mar del Plata.
Non ha
funzionato. Perché? Anche se in un certo senso Bush non sta provando niente di
nuovo in America Latina, ma vi sta semplicemente continuando le politiche dei
suoi predecessori, le sue avventure irachene hanno rovinato la capacità di
questa politica di funzionare. Cercando di spingere – con estremo insuccesso –
la sua politica di intimidazione machista in Medio Oriente, ha minato
radicalmente il livello di appoggio mondiale di cui godono gli Stati Uniti
nello stesso momento in cui ha bloccato gli strumenti della loro forza
(militare, finanziaria e politica). Il culmine di due secoli di dominazione in
America Latina è l’immagine degli Stati Uniti come un gigante dai piedi
d’argilla. Dobbiamo solo guardare la serie di colpi subiti dalla potenza e dal
prestigio degli USA a Mar del Plata e anche prima.
Il presidente
dell’Argentina, Nestor Kirchner, ha aperto la riunione con un discorso in cui
ha detto che gli Stati Uniti hanno la “ineluttabile e inescusabile”
responsabilità di politiche che hanno portato a povertà e a una tragedia
sociale in America Latina. Ha citato in particolare il Washington consensus e
le politiche di aggiustamento strutturale del FMI. Anche se questo è il
linguaggio tradizionale della sinistra in America Latina, probabilmente è la
prima volta che l’ospite di un incontro internazionale ha detto questo
pubblicamente con il presidente degli USA fra l’uditorio. Bush è uscito dalla
sala? No, è stato zitto e ha semplicemente lodato Kirchner per i miglioramenti
nell’economia argentina da lui compiuti.
Nel
frattempo, Hugo Chávez, il presidente del Venezuela che è diventato la grande
nemesi degli USA, parlava a un vasto assembramento, denunciando le perfidie
degli USA. Si è unito a lui, fra gli altri, il grande eroe calcistico argentino
(e latinoamericano) Diego Maradona, che ha usato l’occasione per dire che
“Fidel [Castro] è un dio, e Bush è un assassino”. Le star del calcio possono
non essere analisti politici qualificati, ma sono molto influenti sull’opinione
pubblica.
La reazione
degli USA a Kirchner e perfino a Chávez è stata mite perché gli Stati Uniti si
stavano concentrando sull’unica cosa che volevano dal vertice – un impegno, un
nuovo impegno, per realizzare l’Associazione per il Libero Commercio Americano
(ALCA). Qui gli USA hanno incontrato un blocco di granito. I quattro stati che
compongono il Mercosur – Brasile, Argentina, Uruguay, e Paraguay – più il Venezuela
hanno detto semplicemente di no. Il presidente messicano Fox ha cercato di
chiamare a raccolta gli altri, ma senza Brasile, Argentina, e Venezuela, l’ALCA
è, come ha proclamato Chávez, “morta, e
la stiamo seppellendo qui.” Nel frattempo, questi stessi paesi hanno rafforzato
i propri legami economici con l’Europa e la Cina a detrimento degli USA.
Bush ha
premuto per due cose in America Latina – l’ALCA, ora morta; e l’isolamento di
Cuba. Anche se Cuba non è stata ancora invitata al vertice (se lo fosse stata
Bush non sarebbe venuto), solo qualche giorno più tardi l’Assemblea Generale
dell’ONU ha votato ancora una volta, e con il voto più ampio che ci sia mai
stato (182-4, con un’astensione e 4 stati che non hanno votato), per chiedere
la fine del blocco americano di Cuba. Il massimo che gli USA hanno potuto
ottenere in America Latina sono stati due “non-voti” dall’Honduras e dal
Nicaragua.
Infine, anche
se a Mar del Plata uno dei pochi pubblici difensori degli Stati Uniti è stato
il Messico, questa nazione appena pochi giorni prima aveva ratificato il
trattato sulla Corte penale internazionale, e in particolare si era rifiutato
di firmare il cosiddetto accordo bilaterale di non estradizione sul quale gli
USA hanno insistito ovunque per i loro soldati.
La dottrina
Monroe è morta. E pochi sono in lutto.
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